cosi' uno chiede a un secondo di chiedere a un terzo di fargli un favore.ma un favore a cui non si puo' dire di no.
non e' ben chiaro se si possa dire di no, ma scanso equivoci.
il trucco e' nelle terre si mezzo, il secondo che fa da passaparola e viene pressato per pressare il terzo che invece potrebbe svincolarsi, disobbedire a questa logica marcia e volgare.
ma il secondo non puo'. e' troppo nel sistema; avrebbe troppo da perdere. o cosi' pensa.
e allora il terzo e' costretto a cercare il punto di incontro, a spiegare con immenso imbarazzo ad un sistema diverso cos'e' che si sta veramente chiedendo.
non un favore.
e' un richiesta, un'imposizione, un ricatto. ricatto basato su cose non dette e lasciate all'imaginazione che ormai fa piu' paura di quello che in realta' potrebbe accadere.
ricatto basato sull'inutilita' fattuale del sistema italiano che non prevede contratti e legalita', ma piuttosto strette di mano e richieste di "aiuto".
l'unica cosa che il primo ha detto al terzo e' «lei mi deve aiutare».
niente soggetto, niente oggetto, niente contesto. il terzo pretende di non capire, ma e' tutto talmente e orrendamente chiaro che fa paura.
fa paura pensare che siamo arrivati a questo livello. che le cose funzionano solo "aiutandosi" e che chi e' il terzo puo' sempre solo aiutare e mai essere aiutato.
e allora o ti fai scaltro e violento e volgare come il primo, o rimarrai sempre il terzo rinchiuso dentro un scatola senza porte ma con molte richieste d'aiuto.
il terzo si e' vergognato molto quando ha dovuto spiegare questa storia a un quarto, fuori da queste logiche. e il quarto ha sorriso. riso a una situazione che e' la patria, la cultura e la vita dei primi tre.
che tristezza.
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